Agnese: Un dialogo silenzioso a Villa Cassarini.
AGNESE
Ci sono pomeriggi in cui il mio lavoro smette di essere una professione e diventa una forma di ascolto. Con Agnese è stato così. Ci siamo mossi tra i sentieri dei Giardini di Villa Cassarini, a Bologna, senza una meta precisa, lasciando che fosse il tempo a dettare il ritmo.
Agnese mi ha affidato i suoi pensieri, raccontandosi con quella naturalezza che appartiene a chi non ha paura della propria verità. Io, dall'altra parte dell'obiettivo, cercavo di tradurre il suono della sua voce e le sue pause.
Non è stato solo un servizio fotografico, ma un incontro tra due persone che si sono prese il tempo di ascoltarsi.
Capitava che si perdesse per un attimo nei suoi pensieri, e poi li riportasse subito in camera con uno sguardo o un gesto.
È stato bello vedere come riuscisse a trasformare qualcosa di intimo in immagini semplici.
Io non ho cercato la perfezione di una posa, ma la rivelazione di un gesto spontaneo, guidando il movimento o la posizione con gentili suggerimenti. Il ritratto narrativo dopotutto è questo: una ricerca costante di ciò che vibra sottopelle. È un processo lento, fatto di sguardi che si incrociano e di momenti di silenzio in cui l'identità emerge da sola, senza forzature.
In queste immagini vedo Agnese nel suo momento più autentico. Vedo la sua capacità di abitare lo spazio con grazia e una sottile introspezione. È stato un modo di costruire un ricordo visivo che somigliasse davvero al suo stato d'animo, immersi in una natura che ci ha accolti con estrema dolcezza.

